Da qualche giorno non pubblico sui social riflessioni e progetti. Mi sono accorta che lo stavo facendo con il pilota automatico inserito. Allora mi sono fermata per toglierlo.
Mi sforzavo a capire cosa piace all’algoritmo e così perdevo energia per trasmettere il mio messaggio. Mi obbligavo ad esserci ogni giorno, ma mi sentivo in una performance infinita che drenava la mia creatività. Mi ero allontanata dall’intenzione di connettermi con donne potenti per nutrire il web di contenuti veloci e acchiappa attenzione.
Fermandomi mi sono ricordata che le donne che voglio vicine apprezzano la mia capacità di andare nel profondo, di nominare i blocchi con precisione, di essere sincera quando sono disallineata.E quando me lo sono ricordato, ho capito che non potevo comunicare tutto questo dallo sforzo, dall’ansia da prestazione, dalla paura di essere dimenticata.
Fermarsi è potenza quando è ri_flessione, ascolto di sé, ricerca di coerenza. Non è immobilità, evitamento, procrastinazione. È l’atto più coraggioso che conosco.
Perché significa fare i conti con me stessa — che è l’anticamera necessaria per ritrovare coerenza e allineare le mie azioni al mio sentire.
Fermandomi ho trovato una verità scomoda: ho incarnato un nuovo livello di guida nei miei spazi intimi — sessioni 1:1, gruppi — che non stavo mostrando fuori.
Oggi sono pronta ad assumere la responsabilità di mostrarmi al mondo da questa nuova identità. Anche se mi fa paura.
C’è un’area della tua vita in cui senti di essere pronta a incarnare un nuovo livello di guida — verso te stessa per prima, e poi verso gli altri?